CBG # 1

La scatola di cui ho raccontato la storia si presentava apparentemente in discrete condizioni, nonostante il suo secolo di vita. Una volta tolta la carta sotto il coperchio ecco apparire il primo problema. Per non si sa quanti decenni era stata messa in un baule con sopra altri oggetti, il risultato era una fenditura che correva per tutta la larghezza del coperchio. Fortunatamente la fenditura era centrale e una volta incollato il manico passante il tutto si è risolto.

scatolascatola aperta

Le varie etichette e i bordi di carta staccati invece non sono stati un problema, un po’ di colla vinilica e via.

Prima di modellare il manico vero e proprio ho fatto delle prove con un pezzo di abete (facilmente lavorabile a mano) .

2603200915526032009156Il manico vero è proprio invece è stato ricavato da un pezzo di mogano stagionato tagliato da un mio amico riparatore di imbarcazioni.

Dato l’aspetto veramente “vintage” ho preferito disegnare la posizione dei tasti con una matita prima di procedere alla verniciatura. Il diapason è veramente ridotto, questo a causa delle dimensioni della scatola (18×12), ma dopo averci fatto la mano per qualche minuto mi sono accorto che all’ovvio svantaggio di avere i tasti più ravvicinati, controbilanciava il fatto di avere uno strumento “da viaggio” per nulla ingombrante.

Per quanto riguarda il ponte, mi sono attenuto alla tradizione delle CBG che prevedono un perno metallico.  L’unica eccezione è stata di utilizzare, al posto di un perno liscio, un pezzo di barra filettata in modo da tenere in posizione le corde.

I solii elementi “canonici” sono le meccaniche, acquistate in un negozio di musica.

La CBG # 1 è equipaggiata con un pick-up piezo elettrico al ponte composto da un trasduttore (costo € 1,00) e un attacco jack da pannello (un altro eurino), il tutto collegato da un ottimo cavo preso da una prolunga USB con doppia schermatura.

16052009162

A breve posterò qualche esempio dei suoni che escono da questa scatoletta.  Certo,  non è uno strumento da suonare in orchestra (perlomeno non senza ampli) ma il risultato finale è stato veramente inaspettato. Sarà la passione per il delta blues, sarà il fatto che l’ho costruita con le mie mani, sta di fatto che non credevo di poter cavar fuori delle sonorità così affascinanti.

A presto

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Published in: on giugno 26, 2009 at 7:17 pm  Lascia un commento  
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